Malattie professionali dei minatori

Nel De re metallica, Agricola, orientato dalla sua formazione di medico, si sofferma a lungo sulle malattie dei minatori, osservando attentamente gli effetti che i singoli momenti del processo lavorativo, le condizioni ambientali, la durata di determinate operazioni, potevano provocare sul corpo umano; stabilendo nessi stretti tra tipo di minerale scavato e grado di tossicità e quindi di rischio per l’operatore; elaborando una precisa diagnostica di molte malattie, per le quali suggerisce i rimedi più efficaci. Lo scopo, anche in questo caso, non era filantropico, ma mirava al miglioramento della produttività dell’impresa: operai sani ed efficienti costituivano, infatti, la premessa indispensabile per la buona riuscita dell’attività mineraria.

I “mala metallicorum”, secondo la descrizione di Agricola, colpiscono prevalentemente gli occhi, i “nervi” e i polmoni e dipendono sia dalle condizioni ambientali, sia dal tipo di lavoro svolto. L’acqua fredda che ristagna nei pozzi e nelle gallerie provoca forti dolori alle gambe (malattie reumatiche) che il minatore si trascina fino alla vecchiaia. Un rimedio preventivo può allora essere quello di proteggersi con stivali molto alti di cuoio “grasso e crudo”.
Nelle gallerie prive di acqua e molto secche sono invece in agguato altri tipi di mali: la secchezza della roccia e dell’aria favorisce, infatti, una forte concentrazione di polveri che penetrano nei polmoni causando difficoltà respiratorie e dando origine a piaghe, se il materiale scavato è particolarmente corrosivo. In questo caso è utile che gli operai si muniscano, oltre che di stivali, anche di lunghi guanti e di maschere per riparare il volto.
Un altro pericolo è rappresentato dalle esalazioni venefiche provocate dalla polvere residuo della combustione o dalla presenza di gas tossici.
A questo si aggiungono le deformazioni dovute alla necessità di mantenere troppo a lungo la stessa posizione, le menomazioni provocate dai frequenti incidenti, i morsi degli animali pericolosi presenti nel sottosuolo.

M.P. Zanoboni